Del sovversivismo di questa classe dirigente
1) Roma 10/5: IL CLUB BILDERBERG
2) Le mani invisibili del potere (Manlio Dinucci)
3) I "faldoni" di Andreotti (Sergio Cararo)
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Roma, 10 maggio 2013
Secondo incontro del ciclo "vincoli BCE, trattati UE, fiscal compact: il cappio del capitale al collo dei lavoratori"
VENERDI 10 MAGGIO ore 17.30
presentazione del libro di Domenico Moro
"Il club Bilderberg. Gli uomini che comandano il mondo"
con Fabio Nobile e Alessandro
Hobel.
Sarà presente l'autore
c/o Libreria Odradek, via Banchi Vecchi 57 (Rione Ponte)
organizzano:
Centro Studi Gramsci, Ass. Politico-Culturale Marx21, Ass.
Culturale Puntorosso
seminarimarxisti@gmail.com
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http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130508/manip2pg/14/manip2pz/339970/
Le mani invisibili del potere
di Manlio Dinucci - da il Manifesto, 8 maggio 2013
I «misteri della Repubblica» che Andreotti si è portato nella
tomba non sono così misteriosi. Basta leggere il libro «La repubblica
delle stragi impunite» del magistrato Ferdinando Imposimato, oggi
presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione. Resta da vedere se
quella dei «misteri» sia una pagina ormai chiusa della storia
italiana.
Imposimato, in base a documenti, mette sul banco degli imputati il gruppo
Bilderberg. Nato nel 1954 per iniziativa di «eminenti cittadini»
statunitensi ed europei, esso ha svolto un ruolo fondamentale nelle
operazioni segrete in Europa durante e dopo la guerra fredda. «Il gruppo
Bilderberg – conclude il magistrato – è uno dei responsabili della
strategia della tensione e quindi anche delle stragi» a partire da quella
di Piazza Fontana nel 1969. Di concerto con la Cia e i servizi segreti
italiani, con Gladio e Stay Behind, con la P2 e le logge massoniche Usa
nelle basi Nato, con i gruppi neofascisti e le gerarchie vaticane.
In questo prestigioso club è stato ammesso Mario Monti che, cinque mesi dopo
aver partecipato al meeting Bilderberg del giugno 2011, è stato nominato
senatore a vita dal presidente della repubblica e incaricato di formare il
governo.
Nello stesso club esclusivo, che ha la regola del silenzio (gli atti degli
incontri sono segreti), è stato ammesso Enrico Letta. Nel giugno 2012,
dopo aver partecipato al meeting Bilderberg, ha confermato che «la
discussione era a porte chiuse» (alla faccia della declamata
«trasparenza») e che all’incontro c’erano «rappresentanti dell’opposizione
siriana e russa». Per concordare che cosa è facilmente immaginabile.
Monti e Letta sono stati chiamati anche nella Trilaterale, la commissione
creata nel 1973 da Rockfeller e Brzezinski, che riunisce «esperti leader
del settore privato» di Nordamerica, Europa e Asia su «questioni di
interesse globale».
Riunisce cioè le più potenti oligarchie economiche e finanziarie che, assieme
a servizi segreti e capi militari, concordano le strategie su scala
globale: le grandi operazioni speculative per attaccare monete ed economie
nazionali, le campagne mediatiche per demonizzare i nemici, le guerre
aperte e segrete per disgregare interi paesi e impadronirsi delle loro
risorse. Non a caso Mario Monti – consulente del gruppo bancario Goldman
Sachs, uno dei maggiori artefici della crisi finanziaria che dagli Usa ha
investito l’Europa – è stato presidente europeo della Trilaterale.
Ne fa parte anche Marta Dassù, prima consigliere del premier D’Alema durante
la guerra alla Jugoslavia, poi viceministro degli esteri nei governi Monti
e Letta, attiva nel gruppo intergovernativo «Amici della Siria» che arma i
«ribelli». Quelli che – ha appurato la commissione Onu di Carla Del Ponte
– hanno usato anche armi chimiche.
Enrico Letta ha detto alla Camera che il suo è «il linguaggio “sovversivo”
della verità». Il termine «sovversivo», in realtà, è più appropriato
(senza virgolette) per definire quanto sta accadendo alla democrazia
italiana.
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http://www.contropiano.org/news-politica/item/16405-i-faldoni-di-andreotti
Martedì 07 Maggio 2013
In evidenza
I "faldoni" di Andreotti
di Sergio Cararo
Tra realtà e leggenda, i dossier
di un uomo politico che porta nella tomba grandi responsabilità e moltissime
informazioni sulla storia recente del nostro paese, soprattutto sulle zone
d’ombra.
Secondo alcune fonti l’archivio accumulato da Giulio Andreotti nei suoi
sessanta anni di frequentazione del potere è depositato in un appartamento
discreto in via delle Coppelle, secondo altre in un caveau blindato
dell'Istituto Don Sturzo a Roma. In questa sede i principali esponenti
della Dc hanno lasciato molte delle loro carte. Si tratterebbe di quasi 3.500
grandi faldoni conservati in due stanze dei sotterranei dell'Istituto che già
accoglie le 1.400 faldoni di Luigi Sturzo, l'intero archivio della Dc, quello
di Flaminio Piccoli, i trecento di Giovanni Gronchi e i 350 di Mario Scelba. Ma
i faldoni più delicati, quelli per i palati più difficili, starebbero altrove.
L'Archivio Andreotti nel 2007 era stato definito di "interesse storico
particolarmente importante". Chi lo ha visto quello all'Istituto Don
Sturzo, descrive che sulle singole scaffalature di due grandi armadi scorrevoli
compaia una semplice sigla "G.A." e alcune sezioni recano la scritta
"riservato" per le carte di natura personale.
Nei faldoni risultano esserci ritagli di giornali, appunti personali,
documenti. alcune foto, testi dei discorsi pronunciati. Le schede sintetizzate
sono collocate in due grandi classificatori tematici e legati a fatti storici
rilevanti (Alleanza Atlantica, comunismo, De Gasperi ecc.). Ci sono poi 80
fascicoli dedicati agli Usa e 200 al Vaticano. Ci sono fascicoli archiviati
sulla base degli anni, in particolare dovrebbe essere interessante quello sul
1978, l'anno del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro, del governo di
solidarietà nazionale con il PCI e della elezione di ben due pontefici dopo la
morte prioma di Paolo VI e poi di Papa Luciani. Sarebbe interessante sapere se
ci sono anche gli accordi bilaterali tra Italia e Usa del 1953 e poi del 1970,
accordi secretati anche per il Parlamento, con i quali l’Italia ha ceduto parti
del proprio territorio alle basi militari USA, inclusa la presenza di armi
nucleari, accordi nei quali la funzione di Andreotti è stata decisiva e
onnipresente.
Sin dal 1952, con uno dei primissimi accordi bilaterali segreti, i servizi
americani ed italiani si accordarono per la costruzione della base della Gladio
di Capo Marargiu in Sardegna. Si trattava "ufficialmente" di una base
italiana, tuttavia progettata e pagata dagli Usa, che avrebbe ospitato, in caso
di colpo di Stato (auspicato per evitare l'ingresso del PCI nell'area di
governo) i personaggi considerati politicamente pericolosi (i cosiddetti
enucleandi). La lista di questi "deportabili", circa seicento fra
personalità della cultura e politici soprattutto vicini al partioto
comunista e socialista, esiste tuttora, ma nessuno si è mai fatto carico di
renderla pubblica. In maniera più che esplicita, nell'accordo
italo-statunitense del cosiddetto piano Demagnetize (smagnetizzare i comunisti)
si può leggere: "I governi italiano e francese non devono essere a
conoscenza, essendo evidente che l'accordo può interferire con la loro
rispettiva sovranità nazionale".
L’accordo principale rimane comunque il Bilateral Infrastructure Agreement(BIA)
firmato il 20 ottobre 1954 dal ministro Scelba e dall’ambasciatrice
statunitense Clare Booth Luce. Al governo c’era Fanfani ed Andreotti era il
Ministro degli Interni. Un testo mai ratificato dal Parlamento, in palese
violazione della Costituzione, e probabilmente destinato a rimanere segreto dal
momento che non può essere desecretato unilateralmente dal governo italiano.
C’è poi quello firmato l’accordo bilaterale firmato il 16 settembre 1972 dal
governo Andreotti a proposito della base navale statunitense sull’isola di
Santo Stefano, nell’arcipelago de La Maddalena in Sardegna. Relativamente
al dispiegamento delle armi nucleari Usa in Italia, esiste un accordo –
segreto e mai sottoposto all’esame del Parlamento – chiamato Stone Ax(Ascia di
Pietra) che è stato firmato tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Lo Stone Ax
è stato rinnovato nel 2001, ma la sua esistenza è venuta alla luce solo nel
2005.
Oppure sarebbero interessanti i documenti riservati e archiviati da Andreotti
sugli anni tra il 1966 e il 1980, quando venne dichiarata dagli Usa e dai loro
complici “atlantici” italiani la guerra a bassa intensità contro la sinistra
che ha provocato molti morti, feriti, prigionieri politici, violenza di stato.
Una guerra sulla quale la DC si spaccò profondamente tra chi diceva “guerra
fredda si, ma guerra civile no” come Taviani e quelli che invece volevano un
Italia con un regime forte come nella Spagna franchista, la Grecia dei
Colonnelli o il Portogallo di Salazar. Andreotti era aperto a tutte le
soluzioni, prevalse la prima ma non senza le contraddizioni che vennero alla
luce con il sequestro Moro.
Obiettivamente avere la possibilità di scartabellare gli armadi con gli archivi
di Andreotti potrebbe essere il desiderio di tutta una vita per molti di noi.
Il rischio è quello di non trovare quello che si cerca veramente, magari
contenuto in altri armadi, magari come quello con le ante semplicemente
rivolte verso il muro situato nei sotterranei del Ministero degli Interni con i
dossier sulle stragi e i criminali nazisti insabbiati ... un armadio chiuso per
non creare imbarazzo nelle relazioni con la Germania.
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Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - ONLUS
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